Nel cuore di Milano, al terzo piano di un edificio borghese, si è progettato un appartamento di 58 metri quadrati con l’obiettivo di ridefinire il concetto di spazio domestico, lavorando sulla percezione prima ancora che sulla misura. Lo studio KK Architecture ha interpretato la piccola superficie non come limite, ma come occasione per sperimentare una nuova idea di continuità e flessibilità abitativa.
Fin dalle prime fasi, si è voluto eliminare la frammentazione originaria per costruire un ambiente coerente, in cui luce e sguardo potessero muoversi senza interruzioni. Il progetto ruota attorno a una porta scorrevole e a un sistema di lamelle orientabili: un dispositivo architettonico pensato per modulare i rapporti tra le zone funzionali e trasformare la casa in un organismo fluido e adattabile.
A seconda della posizione della porta e dell’apertura delle lamelle, si è reso possibile ridefinire l’uso degli ambienti: aperte, favoriscono la comunicazione visiva tra la zona notte e l’ingresso oppure tra la cucina e il soggiorno, lasciando fluire la luce e ampliando la profondità prospettica; chiuse, creano intimità, separando camera, cucina o living secondo le esigenze del momento. In questo modo, lo spazio può diventare conviviale o raccolto, mantenendo un equilibrio costante tra proporzioni, privacy e luminosità.
L’esposizione sud–ovest ha guidato molte delle scelte compositive. Si è studiato il comportamento della luce naturale durante l’arco della giornata per sfruttarne al massimo la presenza, utilizzando le lamelle come filtro materico, leggero e “abitabile”, capace di cambiare atmosfera con un gesto. Il rovere chiaro diventa la base continua dell’appartamento: una materia calda e uniforme che cuce gli ambienti, accompagna il percorso e amplifica la percezione di profondità.
All’interno di questa continuità, si è scelto di introdurre alcuni episodi dichiaratamente distinti. In ingresso e nell’area pranzo, si è voluto costruire un effetto “scatola” in blu: volumi trattati con gres porcellanato coordinato che si leggono come presenze autonome, quasi fuori dal blocco principale della casa. Il contrasto cromatico e materico non interrompe il racconto, ma lo mette in tensione: da un lato la neutralità calda del rovere, dall’altro superfici più grafiche e compatte che marcano soglie e funzioni.
Attraverso un linguaggio controllato e pochi elementi calibrati, si è cercato di unire funzionalità e percezione, creando un’abitazione capace di trasformarsi senza mai perdere coerenza. Questa casa milanese dimostra come anche in 58 metri quadrati si possa abitare la leggerezza: qui la luce diventa architettura e la flessibilità non è un espediente, ma una forma di eleganza progettuale.
